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lunedì, 04 agosto 2008
sono un ignorante ma io so:
So che tanto tempo fa esisteva il PCI ora esiste il PD, prima c'era Berlinguer ora Veltroni.
PCI,PDS,DS,PD
Falce e martello, quercia con sotto piccola picolla la falce e martello, la scomparsa della falce e martello
Comunisti,democratici di sinistra, democratici
Diceva Berlinguer che l'ascesa del comunismo doveva essere temuta solo da chi corrompe,da chi non ha la coscienza pulita. Era giusto, allora che il comunismo lo temesse Berlusconi come ogni altro uomo di potere in questo mondo corrotto. ma mi chiedo perchè lo temeva e lo teme tuttora cosi tanto Veltroni?
Io so che è giusto che i vari Veltroni, Fassino, D'alema non meritano di stare nello stesso partito di Berlinguer, e per questo hanno fatto bene a cambiargli il nome, solo per questo
Io so, però, che abbiamo bisogno del comunismo e di persone come Berlinguer
io so che la legge sulle rogatorie è sta approvata in un mese. Mercoledi, 3 ottobre 2002 la legge sulle rogatorie viene approvata definitivamente. Giovedi 4 ottobre viene trasmessa a palazzo Chigi per la firma di Berlusconi, venerdi 5 ottobre e già sul tavolo del capo dello stato: Ciampi ha un mese di tempo per firmarla, ma lo fa subito. Poi si affretta a chiamare Berlusconi per dargli l'annuncio. Di solito per pubblicare una legge sulla Gazzetta Ufficiale occore un mese, ai quali se ne aggiungono di solito altri quendici giorni. Per la legge sulle rogatorie niente di tutto questo. Sabato 6 ottobre viene stampata in tutta fretta. Domenica è festa. Lunedi 8 ottobre 2002 la norma è già miracolosamente sulla Gazzetta Ufficiale, immediatamente in vigore. Martedi 9 c'è l'udienza del processo Previti.
Io so che al centro sinistra non sono bastati 2 anni per annullare nessuna delle leggi vergogna varate dal centro destra nei precedenti 5 anni di governo Berlusconi. So che al centro sinistra non sono bastati 2 legislature per fare una legge seria sul conflitto d'interesse.
Io so che il Silvio Berlusconi nel suo precedente governo ha fatto di tutto per eliminare il giudice Caselli dalla procura antimafia, arrivando per fino ad far approvare un decreto legge la sera del 30 dicembre, mentre gli italiani si preparavano a festeggiare il nuovo anno il consiglio dei Ministrisi sceglieva chi può e chi non può diriggere un ufficio giudiziario. Un precedende gravissimo da quel momento in poi qualunque governo può scegliarsi i giudici ad esso più graditi.
Io so che anche in quell'occasione il centro sinistra è stato zitto, l'idea di protestare o quanto meno di informare i cittadini non gli ha sfiorati.
Io so che se uno elimina un Magistrato onesto è perchè a qualcosa da nascondere, se quel magistrato è preposto alla Direzione Nazionale Antimafia allora chi lo elimina o aiuta la mafia o  è mafioso lui stesso.
Io so che l'avvocato Taormina, difensore di noti boss mafiosi, nel 2003 entra nella commisione parlamentare antimafia.
Io so che gli avvocati Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella mentre difendono Berlusconi nel processo Sme-Ariosto in parlamento partecipano con lostesso Berlusconi alla riscrittura del falso in bilancio che , elimina di fatto il reato, (di cui il premier loro cliente è accusato in 4 processi, Sme-ariosto compreso). Cosi accade che: l'avvocato eccepisce, il Tribunale respinge, la camera approva.
Io so che Berlusconi odia la magistrattura perche crede che: " In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di stato, solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo" e accusa la magistratura dicendo:"Il punto è che la magistratura si comporta come un vero e proprio potere a sè, che non risponde a niente e nessuno", peccato che nessuno gli dica che comportandosi così, la magistratura rispetti solo la costituzione.
Io so che dalle casse di Parmalat sono usciti 12 milioni di euro destinati ai partiti, non so a chi sono finiti; ma so che Tanzi dice che versava soldi a quasi tutti i partiti per stare tranquillo. Poi so che nel 2006 grazie all'indulto votato da quasi tutti i partiti Tanzi risolve i suoi guai con la giustizia.
Io so che tutte le banche conoscevano la situazione disperata della Cirio e della Parmalat ma nonostate questo continuavano ad emettere i loro bond, inguaiando milioni di risparmiatori italiani.
Io so che il precedente governo Berlusconi crea una commisione d'inchiesta sul caso Telekom Serbia, s'inventa un supertestimone, Igor Marini, che poi verrà smascherato, di lui si scoprira che era un delinquente.  Tutto questo  per creare  un caso che non esiste  e mettere  nei  guai  Prodi,  D'alema  e Dini.  Perà so anche che Dini ora è nell'attuale  maggioranza di Berlusconi.
Io so che Veltroni nell'ultimo giorno di campagna elettorale a fatto salire sul palco per ,partecipare alla sue campagnia elettorale,  alcune persone dello spettacolo , di cui non faccio i nomi per rispetto.  io so che su quel palco dovevano salire : Marco Travaglio, Robberto Saviano, Luttazzi ecc.
Io so che Veltroni nella sua campagnia elettorale non a mai pronunciato il nome di Berlusconi ma so che non ha neanche raccontato le sue malefatte. Io so che se non racconti la verita o sei partecipe delle menzogne del tuo avversario politico oppure hai qualcosa da nascondere.
Io so che chi ha la coscienza pulinta non ha paura di dire la verita.
io so che Veltroni non ha capito un cazzo, perchè dopo la batosta presa nelle ultime elezioni ha detto che la colpa era della sinistra l'arcobaleno. dicendo questo non a rispetto delle persone comuniste ( come me) che hanno fatto uno sforzo immane per votarlo. Ma sopprattutto non si è reso conto che i lavoratori, gli operai italiani  sono caduti nel trappolone della Lega Nord  o della destra  razzista. Come puo un leeder  di sinistra non  guardare agli operai? semplice non essendo un leeder di sinistra.
Io so che la camorra oggi è l'azienda economicamente più forte d'Italia
Io so che le fabbriche del nord vendono i loro rifiuti alla camorra e so che essa nasconde questi rifiuti nel napoletano e nel casertano.
Io so che da un po di tempo la camorra vende i rifiuti delle fabbriche del nord alla Cina che le nasconde nelle proprie terre.
Io so che la mafia esiste, come esiste l'andrangheta
Io so che il problema dell'Italia non sono gli immigrati
Io so che in una democrazia normale chi vince le elezione è il rappresentante dei cittadini della sua nazione ma in italia e diverso chi ha vinto le elezioni si è prima creato il suo popolo

Io so che non si puo vivere nel precariato
Io so che la paura del futuro uccide
Io so che un padrone non puo capire un operio
Io so che questi politici non possono capire gli operai
Io so che chi si riempe la bocca di economia, flessibilità e quant'altro non sa che cazzo vuol dire economia in una famiglia media italiana
Io so che se dici di essere cattolico non puoi essere razzista
Io so che il problema del povero non è il più povero
Io so che gli unici veri eroi di quest'Italia sono i lavoratori che si fanno un culo enorme  tutti i giorni e non si fanno tentare dalla malavita
Io so che in itlaia esistino ancora donne e uomini di SINISTRA
Io so che se una donna abbortisce non lo fa per gioco
Io so che se una donna ama una donna e un uomo ama un uomo hanno tutto il diritto di essere una famiglia
Io so che non è malato un gay o una lesbica ma è malato chi li definisce tali
Io so che l'aria che respiriamo, la terra che calpestiamo, la luce che ci permette di vedere, il sole, la luna, l'acqua non sono miei, non sono italiani, non sono americani, non sono europei, non sono dei ricchi, non sono dei potenti, non sono dei bianchi, non sono degli eterosessuali, non sono degli ingegneri, non sono dei politici, non sono di chi vince sempre


IO SONO UN IGNORANTE MA QUESTE COSE LE SO.

IO SO CHE ABBIAMO BISOGNO DI UN NUOVO PCI, DI UN NUOVO BERLINGUER.......................

FORSE NIKI VENDOLA.

Ho scritto questo post un po di tempo fa ma credo che sia la cosa più bella che abbia scritto su questo blog, per questo l'ho riproposto.
postato da: whitemouse alle ore 18:44 | Link | commenti (21)
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domenica, 03 agosto 2008
HO VISTO

Qualche anno fa usciva una nuova trasmissione televisa, il grande fratello, io l'ho iniziata a guardare e mi piaceva. Si la seguivo anche con interesse. L'unica critica la facevo a quelli che diceva che i ragazzi della casa rappresentavano la realtà dei ragazzi italiani. Quello assolutamente no, per niente. Dopo alcuni edizioni del G.F. mi è accaduta una cosa strana, mi sono guardado in torno e di colpo mi sono accorto che i ragazzi italiani si comportavano come i ragazzi della casa. Non voglio dire che davvero il G.F. era lo specchio della vita degli italiani ma, vedevo ragazzi usare termini che prima non usavano, vedevo persone che parlavano come se fossero ripresi da una telecamera, vedevo ragazzi che imitavano i modi di fare, di vestirsi, di relazionarsi, di costruire rapporti e addirittura di fare la corte dei ragazzi del G.F. A quel punto mi sono chiesto ma forse l'obbietivo del G.F. non era essere uno specchio della realtà ma cambiarla. Forse esagero però ha visto ragazzi che nominavano altri ragazzi.

Mi è capitato di vedere un programma su canale 5 che andava in onda nel primo pomeriggio. Lo conduceva il marito di Maurizio Costanzo, la De Filippi. Si sto parlado di quel programma dove ci sono i tronisti e altri malati di mente che li corteggiavono. Ho pensato, va beh non so come faccia a piacere però non può far male ai ragazzini questa trasmissione, si vede da lontano che è una finzione, appena cresceranno un pò capiranno quanto fa schifo sto programma e non lo guardaranno più. Poi ho visto vere e proprie discussioni, accese, sui protagonisti di quelle fantomatiche storie d'amore: e quello non la portata fuori perchè quella è una buggiarda, si ma lui  è troppo buffone, e ma hai visto quanto è bello può permetterselo, e si ma Giorgio è più figo, si ma hai visto Giuseppe, e allora Cristiano. Io non capivo, pensavo erano loro compagni di scuola. Ma non solo ragazzine, ho visto, anche, ragazzi che imitavano i tronisti o che sceglievano il loro abbigliamento a seconda di come erano vestiti i vari Costantino o Daniele. Ho sentito ragazzi/e che dicevano andiamo in Discoteca perchè c'è Tizio o Caio, io non capivo pensavo fossero dei dj. Non che i dj  siano degli artisti però se uno va in discoteca è perchè gli piace quella musica, poi vedevi i ragazzi in file lunghissime per farsi le foto con i tronisti. Bah

Ho visto Corona essere processato e condannato, poi mentre era agli arresti domiciliari lanciava mutande dalla finestra. Poi ha fatto una canzone dove ci faceva sapere che lui non perdona. Poi, Corona, è rifinito in carcere, ha scritto un libbro in poco più di due giorni e a scritto un'altra canzone, stavolta perdona. Poco fa ci ha anche fatto sapere che vuole entrare in politica, non sa ancora in che partito comunque è un uomo di centro.

Ho visto un realty sul calcio, uno in un ristorante, uno in un'isola, uno nelle fattorie, uno tra secchini e pupe; insomma manca solo quello dei politici. A no lì vogliono spegnerle le telecamere e togliere anche l'audio.

Ho visto gente andare in chiesa, dichiararsi cattolici e poi dire che gli stranieri sono il problema dell'Italia e vanno cacciati dall'Italia. Non parlo di gente in astratto, parlo di miei famigliari e miei amici.

Ho visto operai votare la lega Nord

Ho visto ragazzi farsi il culo a lavoro, fare 2 ore di straordinario al giorno, tutti i giorni, per poi spendere 200 euro per un jeans e 199 euro per una maglietta.
Ho visto ragazzi farsi il culo a lavoro, fare 2 ore di straordinario al giorno, tutti i giorni, per poi spendere 3/4 del loro stipendio per una macchina.

Ho visto ragazzini appallotolare calzettoni e infilarseli nelle mutande per mostrare di avere un grade apparato genitala, salvo poi non avere il coraggio di schierarsi dalla parte dei loro coetanei più debboli e maltrattati da qualche bullista e farci capire che hanno un calzettone al posto delle palle.

Ho visto ragazzi, ma anche adulti, alcolizzarsi di brutto e poi giustificarsi dicendo che lo facevano perchè non c'è niente da fare.

Ho visto ragazzi che non sapevano che chi erano Falcone e Borsellino, che non sapevano cosa è il parlamento (non sto esagerando), che non sapevano se D'Alema fosse di sinistra o di destra, a dire il vero non lo so neanche io.

Ho visto Cuffaro dimettersi dalla carica di presidente della regione Sicilia per una condanna, ho visto i suoi alleati politici promettere di non mandarlo in parlameto,  finchè non avesse risolto i suoi guai con la giustizia. Ho visto Toto Cuffaro sedersi nei banchi del parlamento due mesi dopo senza che nessuno aprisse bocca.

Ho visto Veltroni fare opposizione, Schifani fare il presidente del senato, Fini quello della camera, ho visto veline diventare ministri, ho visto Berlusconi vincere tre elezioni.

Ho visto tutte queste cose e ho capito perchè mi capita sempre più spesso di volermi infilare le dita negli occhi.
postato da: whitemouse alle ore 16:04 | Link | commenti (5)
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sabato, 02 agosto 2008

ECCO PERCHè CREDO CHE NIKI VENDOLA SIA L'UOMO GIUSTO PER FAR RINASCERE UNA SINISTRA DEGNA DI QUESTO NOME IN ITALIA:


"Qui serve il coraggio di una nuova nascita. Non la sapienza di chi mette insieme tante piccole cose antiche. Serve che ciascuno e ciascuna lavori per questo cimento del futuro: un parto, un partire, non so se un partito."
“E’ come se d’improvviso avvertissimo unsentimento oscuro di spaesamento, di smarrimento dei nostri punti cardinali, di perdita del peso specifico dei nostri alfabeti, di esodo dagli universi simbolici della nostra vita. E’ come se i nostri pensieri e il nostro fare abitassero sul ciglio di un crepaccio, dentro una frattura del senso delle cose, dentro uno smottamento in cui si schianta tutto lo spazio che abbiamo attraversato e in cui muore tutto il tempo – il tempo sociale, il tempo politico – che ha scandito le nostre storie.

Vedevamo il futuro illuminato da una idea, da un sole, da una volontà corale. Oggi vediamo il presente illuminato da tanti roghi in cui bruciano le cose materiali e le cose simboliche: bruciano i nostri boschi insieme alla idea-chiave dei beni comuni e dell’interesse generale; brucia nella sua roulotte un bimbo rom e insieme a lui s’incenerisce una soglia della nostra civiltà e persino un ancestrale sentimento di pietà; brucia la carne giovane del nuovo proletariato della fabbrica planetaria e insieme brucia tutta una storia della coscienza operaia, tutto un mondo del lavoro che aveva, nel corso dell’intero novecento, guadagnato la sua trama di significato sociale, la sua rete di dignità e di diritto. Ciascuno di questi roghi ha il potere di rivelare il vuoto della politica che si è barricata nel talk-show, la crisi di una discussione pubblica che si trascina stancamente in forma di guerra civile simulata, la perdita di autorevolezza di una sfera politico-istituzionale che appare una
replica dell’isola dei famosi.
Mentre fuori dalla politica, la società appare come certe spiagge quando c’è la bassa marea: con la battigia sporca di detriti, plastiche e alghe rinsecchite. Se togliamo l’audio al grande blob quotidiano sulla crisi di governo che appare e scompare come una lucina intermittente, sentiamo la voce degli esperti di banalità che danza sulla psiche dei nostri vicini-modello che hanno appena seviziato e straziato la vita di qualcuno, mentre il modello di padre e fratello e figlio perpetua il genio maschile della vitalistica onnipotenza dello stupro, mentre qualcuno dei nostri ragazzini videoregistra, col suo cellulare, un coetaneo che si toglie la vita. Eccoci qua. Sepolta senza elaborazione del lutto e senza rito funebre l’ideologia della speranza, avanza l’ideologia del tubo digerente, del consumo mordi e fuggi, dell’epica del mio ombelico. Sepolti, con una certa furia iconoclasta, i partiti di massa della democrazia novecentesca, avanzano i partiti di cassa organizzati tra le viscere della cronaca nera e l’apologia della televendita. E in questa post-modernità in cui domina la materia e il feticcio della merce, in cui i poteri si  concentrano sempre più nello spazio trascendente del mercato mondiale, in cui la vita e la morte diventano accidenti fenomenici della biologia, cosa volete che sia la politica? Un frammento di casta, in un universo di frammenti e di poltiglia, di corporazioni e di lobbies e di residui solidi urbani.
C’è davvero una frattura multipla che racconta i perché del nostro perderci e anche delle nostre perdizioni. Frattura nella condizione di lavoro, appunto: cioè cesura tra il lavoratore e la sua condizione, solitudine tipica del suo contratto atipico, esternalizzazione della sua storia produttiva rispetto a qualunque codice della cittadinanza, precarietà come destino e come identità, il prestatore di braccia e di cervello a un ciclo economico che non intende più assumerlo come un interlocutore sociale ma come un ingrediente meccanico, o al massimo come solitaria risorsa umana o materiale rotabile, rottamabile, magari infiammabile. Del Welfare è questo il nuovo protocollo che non si può accettare: l’espulsione del lavoro dalla terra del diritto sociale e la sua regressione nella palude esistenziale della precarietà. E questo che oggi uccide, uccide metaforicamente quando ti toglie il senso delle cose, e ti uccide letteralmente, ogni giorno, quattro volte al giorno: una orribile morte proletaria che certo fa meno audience dei delitti di provincia consumati tra la noia adolescenziale e la paranoia televisiva.
C’è la frattura nella condizione del vivere urbano, in quella feroce distanza tra il lunapark del centro e l’inferno della periferia, in quella tracimazione del cemento che, alleando rendita fondiaria e speculazione edilizia, immaginò la crescita ipertrofica di città senza comunità, di luoghi senza qualità, di corpi edilizi incontinenti per corpi individuali spezzati e incomunicanti. E la periferia è diventata tutt’altro che un mondo residuale, ma la grammatica generale del vivere associato, anzi del vivere dissociato, il plastico urbano dell’ideologia totalitaria della precarietà.
C’è la frattura nella condizione della famiglia, disarticolata per fasce generazionali, con la fine della coabitazione delle tre generazioni che non mescolano più i loro saperi e le loro esperienze, con gli anziani esternalizzati in luoghi specializzati, gli adulti intenti sulle proprie carriere, l’infanzia affidata all’agenzia educativa del grande fratello o delle piccole chat.
In questa geografia dei nostri territori polverizzati e caotici, in questa antropologia orfana di polis e quindi disperatamente estranea alla politica, c’è un bisogno vitale, direi viscerale, di tornare a porci le domande giuste. Non le risposte giuste, quelle in cui ognuno diventa geloso della propria nostalgia e si presenta come il custode fallimentare della propria  identità e della propria bandiera.
Le domande giuste. Quelle sui poteri che ergono barriere architettoniche e sociali e culturali per dividere, per separare il genere umano, per dare nevrotiche appartenenze nei recinti angusti del proprio villaggio o della propria tribù o del proprio alfabeto. La precarietà e la nevrosi della sicurezza sono gli ingredienti decisivi dell’egemonia culturale della destra, e cioè del berlusconismo che trascende gli schieramenti politici e diviene lo spirito dei tempi: che celebre la religione della competitività e la liturgia della flessibilità; che è garantista con chi è garantito e giustizialista con chi è già stato giustiziato dal  tribunale della globalizzazione; che mistifica le parole fino al punto di immaginare la pace economica in termini di guerra infinita; che vuole indurci nella tentazione della violenza affinché ogni idea di cambiamento (la rivoluzione) possa smarrire e mistificare se stessa.
E’ una società della paura, in cui l’ordine costituito delle corporation divora ogni ordine
democratico e lo riduce a fiction televisiva.
Qui serve il coraggio di una nuova nascita. Non la sapienza di chi mette insieme tante piccole cose antiche. Serve che ciascuno e ciascuna lavori per questo cimento del futuro: un parto, un partire, non so se un partito.
Una costituente, non l’equilibrio precario di corpi costituiti. Un soggetto che sappia leggere nel cuore della nostra società, sappia sondarne i fondali melmosi, sappia coglierne il dolore sociale e le domande di senso. Una sinistra che non sia un riassunto, un bignami di ciò che fummo, ma una casa capace di ospitare quelle domande di libertà che chiedono di rompere la gabbia di tutte le precarietà e di tutte le solitudini socialmente programmate. Certo è doloroso uscire da se stessi, si ha paura di dissipare sentimenti e patrimoni messi assieme con tanti sacrifici. Ma è necessario farlo. C’è un verso di Pasolini che mi pare  particolarmente adatto a indicare questa nostra condizione sentimentale e politica; dice così “Piange ciò che muta, anche per farsi migliore”.
Appunto, compagni e compagne, è il dolore di un parto ma anche la curiosità e l’allegria di una nuova partenza”.
postato da: whitemouse alle ore 10:40 | Link | commenti (4)
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venerdì, 01 agosto 2008

domenica 27 luglio 2008

Nichi Vendola: "La destra è una gigantesca fabbrica di paure"





"Siamo qui, insieme, segnati da tante nostre stanchezze, bisognosi di misurare tutta la lunghezza della nostra sconfitta, ma anche sfibrati dalla pesantezza delle nostre divisioni. Ma qui, insieme, nelle forme che la razionalità politica saprà suggerire, dobbiamo ritrovare il bandolo di quella matassa che si è ingarbugliata: disarmando le parole che hanno acceso l’odio e spento la politica, riannodando i fili spezzati delle relazioni personali, non occultando le diversità (di cultura e di strategia) ma esercitando coerenza rispetto all’idea che le diversità non sono una minaccia ma una ricchezza. Appunto, imparando a conoscerci piuttosto che a prenderci reciprocamente le impronte digitali, imparando a confrontarci tra noi non col metro delle nostre biografie e delle nostre pregresse appartenenze, bensì col gusto di metterci in gioco, di far vivere le sensibilità come preziosi punti di connessione con interessi e protagonisti sociali, di scambiarci esperienze ed idee: altrimenti anche la nostra democrazia interna sarà una saga di anime morte, non allargamento e arricchimento, non capire di più e sentire di più e raccontare di più, ma semplicemente contarsi, separarsi, mummificarsi in un correntismo che ci chiude in noi stessi e nelle nostre fissità. Non sto invocando il galateo né ponendo una pura questione metodologica: le forme della nostra convivenza dicono per intero la cifra della nostra cultura politica, ovvero della nostra capacità di attraversare il deserto della sconfitta, non per cercare un riparo, un’oasi ideologica o un bunker burocratico, ma per ritrovare un orizzonte di speranza per rimettere a punto una mappa e ridarci un orientamento, perché la nostra offerta di politica possa incrociare una diffusa domanda di senso.
Non abbiamo perso solo noi, non abbiamo perso solo le elezioni. Abbiamo perso molto di più: un intero abbecedario civile, un universo di simboli e valori, persino una certa cognizione generale di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. Abbiamo perso la sfida del Novecento: quella contesa di classe e di civiltà che ha trasmutato il lavoro da merce povera e sporca, da compravendita di braccia, da dimensione biologica e privata, in epopea di ribellione e dignità, in dimensione sociale e narrazione corale, in emersione di un popolo che perdeva le fattezze opache della plebe e assumeva il volto nitido del moderno proletariato delle campagne e delle città. Il lavoro, fondamento costituzionale della democrazia repubblicana, pietra angolare di un duraturo e contrastato processo di incivilimento, oggi sembra regredito a quel fangoso punto di partenza: mercificato, alienato, parcellizzato, spogliato di legami sociali, , sempre più povero di tutele, nemmeno più raccontato o rappresentato se non nelle sequenze mortuarie delle cronache degli incidenti. La solitudine operaia è il prodotto finale di questa scientifica frantumazione dei corpi sociali che crepano di liberismo, di precarietà, di concertazioni che concertano la resa, di corporativismo che hanno progressivamente spoliticizzato le questioni del salario, dell’orario, persino della disoccupazione. E’ la solitudine di chi trova più consolazione nella cocaina che non nel sindacato. I contratti atipici sono la tipicità del lavoro intermediato da un caporalato arcaico e ipermoderno, di borgata e planetario. La precarietà è il racconto generale del lavoro senza classe. E rimbalza dal recinto produttivo fin dentro ogni interstizio della vita, di quella nuda vita che galleggia nella società liquida, di quella vita subordinata e serializzata, magari di quella vita migrante che precipita fuori di metafora e nella società liquida letteralmente affoga. Solo il mercato è solido, è l’unica terra, l’unico orizzonte, l’unica neo-socialità che residua nel tempo dell’individualismo proprietario: individui proprietari forse di null’altro che di pulsioni al consumo. Se non posseggono niente sarà colpa delle mani agili di un fanciullo rom o sinti o extra comunitario o extra terrestre: tagliare quelle mani, ammanettarle, manipolarle, manometterle, sarà la fantasia punitiva e l’ideologia vendicativa da offrire alla platea vastissima dei proprietari senza proprietà e dei ceti mediocri. Il capro espiatorio è una dura incombenza sociale, lo individui e lo bracchi e lo sacrifichi a qualche dio non per sadismo spirituale ma per necessità economica: indicare un nemico rinsalda il senso di appartenenza alla propria comunità, consente di trovare un colpevole delle inquietudini collettive, nelle stagioni di crisi e recessione sposta il tiro del disagio proletario su bersagli sottoproletari. La guerra tra poveri torna come idea di governo della transizione: ma è ovviamente un governo di guerra, una epifania di ombre premoderne che ottenebrano il diritto e limitano i diritti mentre le garanzie di libertà perdono il proprio respiro universalistico e diventano volgari guarentigie per l’establishment.I ricchi e potenti invocano l’habeas corpus e non tollerano che le loro voci siamo intercettate, mentre per i poveri e per gli irregolari vale la dura lex che alla pena del vivere aggiunge pene supplementari, pene grondanti pedagogie autoritarie, pene senza delitto, castighi senza colpa: per punire i poveri e perpetuare la povertà per punire i disobbedienti ed eternizzare l’obbedienza. Se la precarizzazione della società alimenta un crescente dolore sociale, la risposta del potere sarà una produzione seriale di paure. La destra è una gigantesca fabbrica di paure. E dunque più precarietà comporterà più repressione, il mercatismo sarà accompagnato dal sorvegliare e punire di quella deriva securitaria che è già scritta dentro la nostra attualità politica. E la Chiesa ratzingeriana spaventata dai ritmi violenti della secolarizzazione, si ergerà a sua volta come magistero della paura: paura dei desideri, paura della soggettività femminile, paura della libertà. E la sua gerarchia si sentirà protetta dagli imprenditori politici del ciclo della paura che la ricambieranno appaltandole il privato sociale, anzi la privatizzazione confessionale del sociale. Quanto lontane suonano le parole della “Gaudium et spes” e che cesura radicale dalla temperie di quel cattolicesimo conciliare che si apriva alla storia e progettava una Chiesa compagna del mondo.
Nel mappamondo della precarietà scompaiono modi secolari di produzione di socialità: la città si spezza in cumuli di periferie, anzi si generalizza la forma di periferia che storicamente rappresenta la sintesi mirabile dell’alleanza tra rendita fondiaria e speculazione edilizia; si vive in non-luoghi; si struttura una condizione di nomadismo coatto, il mito delle radici è la sublimazione retorica di uno sradicamento senza precedenti. Le comunità si aggrappano ai territori, mere astrazioni geografiche assumono la dimensione di piccole patrie, un microcosmo di terra e sangue offre surrogati di identità e persino alfabeti politici. In questi spazi volatili, in questi tempi senza memoria e senza futuro, le generazioni faticano a raccontarsi e a scambiarsi storie e sentimenti: i vecchi vengono delocalizzati come esuberi dell’economia domestica, i bimbi con i crediti e i debiti scolastici vengono ammaestrati al mercato e alla competitività, l’educazione permanente della gioventù è affidata alle veline e ai velinari. Su questo piano inclinato è scivolata la sinistra. I nostri riferimenti sociali non ci hanno più capito: loro perdevano reddito e certo non guadagnavano in servizi, e poi perdevano in previdenza e poi perdevano in Welfare, alla fine hanno perso anche la pazienza e si sono congedati da noi, dal liberismo temperato del centro-sinistra ma anche dalle intemperanze improduttive della sinistra radicale. Tra il governo Prodi e il Paese reale vi è stato un terribile cortocircuito di intelligenza sociale e di efficacia politica. E al vuoto che si andava formando a sinistra noi abbiamo opposto - bisogna dirlo anche se è facile dirlo con il senno di poi - non una grande costruzione corale, una disseminazione di cantieri, una rete di pratiche sociali e la incubazione nell’immaginario collettivo di un’idea, di un programma, di un sogno: no, abbiamo opposto la precaria convivenza di apparati e infine un cartello elettorale. Quella sinistra arcobaleno affogata nel diluvio di aprile. Mentre il Pd consumava tutte le sue eredità nella velleità di un’autosufficienza che in realtà indicava il compimento dell’esodo dalla storia del movimento operaio e il congedo (da destra) delle culture politiche novecentesche. E quindi non solo la destra ha vinto, ma noi abbiamo perso. La destra ha prima convinto e poi vinto, e non solo nelle urne, ma nei sogni e negli incubi dell’opinione pubblica: ha vinto contro le tasse e contro la casta e contro gli zingari e contro i trans, ha vinto contro i fantasmi del pianerottolo e contro la monnezza del sottoscala. Ha vinto la lingua della destra, un impasto di plebeismo piccolo-borghese e di perbenismo clericale che sintonizzano le veline di Mediaset con l’industria del sacro, l’Isola dei famosi con l’ampolla del Dio Po, le telefonate oniriche di Berlusconi con le piroette no-global di Tremonti. Questa destra gioca con disinvoltura estrema la partita dell’egemonia, costruisce parole e scenografie suggestive, “parla come mangia” e entra dritta nello stomaco popolare: ma le sue scelte di politica economica hanno il segno della ferocia classista, i salari e le pensioni languiranno a lungo nella foresta di Sherwood ma di Robin Hood non vi sarà traccia, i tagli alla spesa pubblica saranno una secca decurtazione di diritti e di servizi socio-sanitari. Benetton forse salverà Alitalia, ma il salvataggio al netto di migliaia di esuberi, lo pagherà con i rincari delle tariffe autostradali e il federalismo viene annunciato mentre il Sud viene saccheggiato di risorse finanziarie e persino delle prerogative di spesa dei fondi comunitari.
Questo è lo scandalo contro cui scendere in piazza e ricostruire un blocco sociale di opposizione: non c’è bisogno di volgarità per opporsi, c’è bisogno di politica. Di una politica centrata su una incandescente questione di disuguaglianza e di ingiustizia sociale. Le leggi ad personam sono oscene, ma non sono più oscene delle norme razziali. O della voglia di mutare le regole di ingaggio per i soldati italiani impegnati in Afghanistan. O del ritorno al business nucleare. O della cancellazione delle sanzioni alle imprese che violano le norme sulla sicurezza dei lavoratori. Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente, una opposizione plurale, civile e sociale, alle destre. È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa senza sconti e senza anatemi con il partito veltroniano, discutendo e costruendo luoghi comuni con le altre forze della sinistra di alternativa, predisponendosi alla battaglia elettorale per le amministrative del prossimo anno. E preparandosi a far vivere le pure imminenti elezioni europee non come un banale terreno di rivincita, ma come la prosecuzione della lotta della “sinistra europea” che deve raccogliere e capitalizzare il disagio continentale verso il modello di unificazione dettato dall’Europa delle tecnocrazie e delle banche. Bisogna tornare nella società, non fuggendo dalla politica, anzi criticando in radice qualunque sciagurata ipotesi di autonomia del sociale e di autonomia del politico. Il politicismo è una prigione. Ma l’esodo dalla politica è la rinuncia al cambiamento. Se non concordiamo su questo, a che vale citare i classici o celebrare Gramsci?
Un partito politico lo si può sciogliere in tanti modi. Per decisione soggettiva dei suoi gruppi dirigenti. Ma anche perché lo si lascia deperire, non lo si alimenta, non lo si ossigena. Io non voglio sciogliere il mio partito. Voglio che viva ma per vivere dev’essere sempre fedele al suo nome e dunque infedele ai richiami della nostalgia e dell’identitarismo: fedele al compito di rifondare. Se stesso, un’idea del mondo, una pratica della trasformazione. E di rifondare una grande sinistra di popolo. Vorrei un partito aperto, curioso, promotore di partecipazione, capace di ascolto, libero da quella boria che ci rende spesso accademici della chiacchiera. Vorrei in questo partito tenere vivo e costante il confronto sui pensieri lunghi, sugli orizzonti strategici, sapendo che il comunismo è un cammino impervio, che dovremmo imparare a seminare senza la fretta di guadagnare il raccolto, che dovremmo porre correttamente e con radicalità le domande a cui cerchiamo risposta: domande di senso, di qualità del vivere e anche del morire, di qualità del produrre e del consumare, domande sui nostri corpi sessuati e sulla grammatica degli amori, domande sui dilemmi della biopolitica e sulle ferite della biosfera, domande sulla violenza sublimata in potere e dal potere esercitata in regime di monopolio, disseminata attraverso i suoi apparati, perfino sacralizzata.
In ciò che vi ho detto vi è la proposta di una ricomposizione della nostra comunità politica. Vi è una ipotesi di governo del partito sulla base di una piattaforma programmatica. Per me, in questa fatica congressuale, non vi è null’altro che non sia tutto intero il senso della mia militanza e della mia vita."
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domenica, 27 luglio 2008
RIFLESSIONI SULLA POLITICA ITALIANA
Mi è venuta voglia di riflettere un po cosi a casaccio:
Berlusconi 14 anni fa entrava in politica al grido di viva Di Pietro, viva manipulite, viva Falcone e Borsellino. Oggi 14 anni dopo per berlusca Di Pietro è un sovversivo e gli eroi non sono più Falcone e Borsellino ma l'eroe è Vittorio Mangano. Cambiare idea può essere anche una cosa normale ma, il fatto che in questo caso lo psiconano non ha cambiato idea ha cambiato la testa degli italiani. Come? semplicemente applicando il programma della PD2 di Licio Geli e rincoglionendoci con Maurizio Costanzo e suo marito(la De Filippi), con i Vespa, i Mentana, i Rossella, i Mimmun, con i Lucignolo e Grande Fratello ecc. Filtrando al massimo l'informazione, e cercando di eliminare tutti coloro che la pensano diversamente da lui e che lo criticano o lo prendono in giro raccontandoci chi è veramente il portatore nano di democrazia ( es. Sabina e Corrado Guzzanti, Luttazzi, Paolo Rossi ecc.). Insomma 14 anni fa mai Berlusconi avrebbe osato dire quello che gia pensava della giustizia e della legalità perchè la società civilà lo avrebbe distrutto, ora può dire liberamente quello che vuole, e ad ascoltarlo bene dice cose gravissime, nella normalità più assoluta.

Il caso Mills. La gente comune, io per esempio, non sapevo nulla di questo processo fino a qualche mese fa, però credo che Veltroni e soci erano tenuti a conoscierlo. Allora mi chiedo perchè non cercare di tenere in piedi il governo Prodi in qualsiasi modo almeno fino alla vicina sentenza del processo del suddetto caso. E nel caso non ci sarebbero comunque riusciti perchè non svelarci prima il motivo di tanta fretta da parte del Cavaliere (oscuro) di tornare al governo. Sarebbe stato più facile capire per gli italiani anche perchè è stato "costretto" a corrompere, sfruttando delle veline, alcuni senatori, evidentemente disposti a farsi corrompere, del centro sinistra.

Dopo la caduta di Prodi e la vittoria di Berlusconi, Veltroni ha dato la colpa dell'accaduto alla sinistra, cosidetta, radicale. La maggioranza degli elettori del centro sinistra hanno dato, giustamente, la colpa della caduta del governo Prodi a Mastella. Ma perchè nessuno se la prende con Lamberto Dini. Se ci ricordiamo bene è stato lui a tradire più di tutti gli altri la coalizione di centro sinistra tradendo, usando parole di berlusca, il mandato degli italiani. Ora Dini sta comodamente seduto nello schieramento avverso come le più classiche puttane di state ma mai ho sendito una parola contro di lui.

Da quando sono nato ho sempre sentito dire che il nosgtro paese è tendezialmente di destra. Non so se è vero però, mi chiedo che cazzo centra questa coalizione guidata da Sua Impunità con i pricipi di destra. Chiaramete quando parlo di principi di destra non mi riferisco ai pricipi di Mussolini(alcuni di quelli il berlusca li rispecchia in pieno), mi riferisco alla assoluta difesa della giustizia e della legalità, principio assolutamente di destra, basti pensare a quando esponenti di alleanza nazionale lanciavano monetine a Bettino Craxi (salvo poi allearsi con il suo figlio politico). Oppure, altro principio di destra è l'unita d'Italia e simboli ad essa legati, allora mi chiedo come fanno a sopportare la lega nord e le sparate di Bossi. Allora forse non siamo un paese tendezialmente di destra ma siamo tendezialmente disponibili a farci inculare o rifacendomi alla mia prima riflessioni siamo diventati tendeziaomente coglioni.

Mi chiedo ,inoltre, perchè gli esponenti del PD c'è l'hanno sempre con Travaglio, con Grillo, con Sabina Guzzanti. Non riesco a spiegarmelo, io al posto loro sfrutterei il lovoro di informazione di questi personaggi. Non dico che dovrebbero condivedere in pieno il loro pensiero però neache cercare di sgreditarli. Posso anche capire che non gli piacciano però, lottare per la loro assoluta libertà di espressione è morlmente  indispensabile e in più farebbe bene al popolo della sinistra. Chiudo dicendo che solo chi ha qualcosa da nascondere ha paura della parola degli altri.

P.s. Oggi sono un pò triste per la decisione di rifondazione di bocciare la mozione di Niki Vendola, in lui ripongo le mie ultime speranze di una vera sinistra. Niki Vendola spero tanto, ma la vedo dura, ti diano la possibilità di salvarci.
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martedì, 22 luglio 2008
 E' FINITA:OGGI 22 LUGLIO 2OO8 LA DEMOCRAZIATALIA PRENDE UNO SCHIAFFO DURISSIMO, UNO SCHIAFFO MORTALE. IL PARLAMENTO VOTA IL LODO ALFANO. DA OGGI E' LEGGE.

CHE SCHIFO. VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO VAFFANCULO
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venerdì, 18 luglio 2008
Lodo Mangano
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Il Lodo Metastasi
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L’invasione delle ultragnocche
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Il Dolo Berlusconi
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Berlusconi, 15 anni di guerra ai giudici
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Angelino Jolie & Nosferatu
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Giustizia differenziata
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venerdì, 18 luglio 2008
O F F E S E ?

DOPO LA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA NAVANO TUTTI SI SENTIVANO OFFESI. OH MIO DIO HANNO OFFESO IL PAPA, HANNO OFFESO IL CAPO DELLO STATO. OH HANNO USATO TERMINI VOLGARI, OH LA CARFAGNA SUCCHIA L'UCCELLO E SI RITROVA MINISTRO. OH MA QUESTI LO SANNO CHE SIAMO IN ITALIA IL PAESE DEL PAPA. ANCHE IO MI SENTO OFFESO, MA NON DALLA GUZZANTI, DA GRILLO O DA TRAVAGLIO, MI SENTO OFFESO DA CHI SI SENTE OFFESO. MI SENTO OFFESO NEL SAPERE LE COSE DAI COMICI, MI SENTO OFFESO NEL VEDERE QUASI TUTTE LE SERE DUE LECCACULO , COME VESPA E MENTANI I,N TV E NON VEDERE QUASI MAI TRAVAGLIO, QUASI MAI DARI FO, QUASI MAI SABBINA GUZZANTI, MAI GRILLO, MAI LUTTAZZI, MAI PAOLO ROSSI. MI SENTO OFFESO NEL VEDERE QUESTI FURBETTI TIPO QUELLO DELLA GURU, O TANZI O I TANTI FURBETTI DELLE BANCHE ESSERE CONDANNATI E DOPO QUALCHE MESE RIMESSI A PIEDE LIBERO MENTRE LA POPOLAZIONE DA LA COLPA DELLO STATO DI DECOMPOSIZIONE DELL'ECONOMIA ITALIANA AI ROM, AI CINESI, AGLI AFRICANI ECC. MI SENTO OFFESO  DALLE LEGGI VERGOGNA  DI QUESTO GOVERNO. MI SENTO OFFESO DA QUESTO GOVERNO. MI SENTO OFFESO DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA, DAL PRESIDENTE DEL SENATO DAL MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITA, DAL MINISTRO DELLA GIUSTIAZIA E DAL SUO CONSIGLIERE E VERO GUARDIASIGILLI DEL GOVERNO BERLUSCONI( GHEDINI), MI SENTO OFFESO DALLA LEGA NORD.
MI SENTO OFFESO TUTTI I GIORNI CHE GUADO I TELEGIORNALI, MI SENTO OFFESO DAL CAPO DELLO STATO QUANDO FIRMA LE VERGOGNOSE LEGGI DI BERLUSCA E DEI SUOI COMPARI, MI SENTO OFFESO DA SACCA. MI SENTO OFFESO DAI SCANDALOSI PROGRAMMI TELEFIVIVA CHE LE RETI ITALIANE CI OFFRONO.
MI SENTO OFFESO DAL PAPA(IO SONO CATTOLICO) QUANDO NON DIFENDE I ROM, NON DIFENDE I POVERI, NON SI PRONUNCIA SULLA FEROCIA DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA, NON ATTACCA QUESTO CAPITALISMO, NON DICE NULLA SULLA MAFIA O ALTRE FORME DI CRIMINALITA ORGANIZZATA, QUANDO SE LA PREDE CON I GAY, QUANDO NON DIFENDE I GAY
MI SENTO OFFESO DA WALTER VELTRONI, MI SENTO OFFESO DA WALTER VELTRONI MI SENTO OFFESO DA WALTER VELTRONI MI SENTO STRAOFFESO DA WALTER VELTRONI CHE USA LE STESSE PAROLE SI CASINI PER DEFINIRE LA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA NAVONA UN REGALO A BERLUSCONI DIMENDICANDOSI  I FAVORI CHE LUI, VERAMENTE, HA FATTO ALLO PSICONANO. LO HA RESUSCITATO QUANDO SEMBRAVA FINITO, GLI HA ELIMINITATO QUELLI CHE LUI E BERLUSCONI CREDEVANO FOSSERO DI SINISTRA, BEH QUALCUNO FORSE ERA DI SINISTRA, ORA BERLUSCONI GLI CHIEDE DI ELIMINARE DI PIETRO E LUI SI METTE AL SERVIZIO. MI SENTO OFFESO DA WALTER VELTRONI CHE SI VUOLE ALLEARE CON CASINI DIMEBTICANDOSI DI CUFFARO, MI SENTO OFFESO DA WALTR VELTRONI CHE CREDOVO UOMO DI CULTURA MA SBAGLIAVO VISTO CHE VOREBBE INSEGNARE HAI COMICI, A GIORNALISTI, AGLI INTELLETTUALI COSA è GIUSTO E COSA NON E GIUSTO DIRE DIMENTICANDOSI DI UN CONCETTO CHIARO DELLA DEMOCRAZIA " NON SONO DACCORDO SU NULLA DI QUELLO CHE DICI MA MI LOTTERO FINO ALLA MORTE PERCHE TU POSSA DIRLE" 


TUTTI A PRENDERSELA CON SABINA GUZZANTI, GRILLO E TRAVAGLIO PERCHE SAREBBERO STATI OFFENSIVI, PERO IN ITALIA C'E UN'ALTRO PERSONAGGIO COMICO, UN ALTRO PERSONAGGIO CHE FA SATIRA, UN'ALTRO GIORNALISTA CHE OGNI TANTO TIRA FUORI GRANDI SCOOP. PER ESEMPIO QUESTO PERSONAGGIO
 NEL 1995 DA DEL  GOLPISTA A SCALFARO ALLORA PRESIDENDE DELLA REPUBBLICA
NEL 1996 DICE " SIAMO SICURI CHE, SE VINCE  L'ULIVO, CI FARANNO ANCORA VOTARE"
SEMPRE NEL 1996 "I PROFESSIONISTI DELLA SINISTRA CI HANNO SOTTRATTO 1 MILIONE E 171 MILA SCHEDE. LA SINISTRA HA UNA LUNGA TRADIZIONE DI BROGLI" (CON IL TEMPO LE "SCHEDE RUBATE" DIVENTERANNO 1 MILIONE E 700 MILA.
POCO DOPO CONTINUA CON I SUOI SPETTACOLI E ANNUNCIA" IL GOVERNO PRODI SI COMPORTA COME IL GOVERNO MUSSOLINI, QUANDO CHIESE I PIENI POTERI NEL 1926, E FU DITTATURA PER 20 ANNI
E ANCORA NEL 1998" SIAMO AL REGIME. UNA DEMOCRAZIA FERITA, SENZA VERA LIBERTA, CON L'OCCOPUZIONE DEI POSTI DI POTERE, DELLE TV, DELLE AZIENDE DEL PARASTATO, CON I POSTI DI LAVORO USATI PER ATTIRARENUOVE CLIENTELE E L'USO POLITICO DELLA GIUSTIZIA, LE VISITE DELLA GUARDIA DI FINANZA PER SPAVENTARE CHI NON ACCETTA DI CHINARE LA TESTA, IL CONTROLLO DELLA VITA PRIVATA NOSTRA E DEI NOSTRI CARI"
POI IL 17/01/2005 " SE LA SINISTRA ANDASSE AL GOVERNO, QUESTO SAREBBE L'ESITO, MISERIA, TERRORE, MORTE. COME AVVIENE OVUNQUE GOVERNI IL COMUNISMO"
IL 05/04/2005 AFFERMA "IN ITALIA C'E UNO STATO PARALLELO: QUELLO ORGANIZZATO NELLE SCUOLE E NELLE UNIVERSITA, NEL GIORNALISMO E NELLA TV, NEL SINDACATO E NELLA MAGISTRATURA, NEL CSM E NEI TAR, FINO ALLA CONSULTA. SE SI PERMETTESSE A QUESTO STATO PARALLELLO DI UNIRSI ALLO STATO PALESE, AVREMO IN ITALIA UN REGIME VENDICATIVO E GIUSTIZIALISTA.
IL 13 /12/05 DICE "SE VINCE LA SINISTRA ADDIO DEMOCRAZIA"
IL 04/04/06 SI RIPETE " SE VINCE LA SINISTRA E PER I BROGLI"
POI DEDICA UNO SPETTOCOLO NON SI CAPISCE BENE SE A CIAMPI O NAPOLITANO CHE RECITA COSI:"SAPPIAMO CHE IL CONSIGLIO DEI MINISTRI NON POTRA APPROVARE NULLA CHE NON DEBBA PASSARE SOTTO LE FORCHE CANDIDE DI UN CAPO DELLO STATO CHE STA DALL'ALTRA PARTE"
QUESTO COMICO-GIORNALISTA-SATIRICO-ATTORE OFFENDE TUTTO E TUTTI MA SOPRATTUTTO SE LA PRENDE CON I MAGISTRATI CHE DEFINISCE MALATI DI MENTE, O CON I CHI FA INFORMAZIONE E CON I SUOI COLLEGHI COMICI COME NEL CASO DEL FAMOSISSIMO SPETTACOLO ANDATO IN SCENA IN BULGARIA, SPETTACOLO DENOMINATO EDITTO BULGARO, DOVE LI ACCUSA DI UN USO CRIMINOSO DELLA TELEVISIONE DI STATO.
CONTRO QUESTO COMICO PERO NESSUNO HA NULLA DA RIDIRE LUI E L'UNICO IN ITALIA CHE CON LE SUE BATTUTE, PROVOCAZIONI, RACCONTI,  ESIBIZIONI PUO ATTACCARE E OFFENDERE CHI VUOLE. ANZI VI DIRO DI PIU CON LUI SI DIALOGA.
penso abbiate capito chi è il comico in questione, si è proprio lui quello che sta governando l'italia per la terza volta.
l'Italia è proprio messa male.
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sabato, 12 luglio 2008
                                                               SINTESI DELLA POLITICA ITALIANA

Questa è la storia di tre persone sedute allo stesso tavolo. Chiameremo le tre persono con un lettera: B, V e P.
P. si siede caccia dalla tasca 10 euro e li appoggia sul tavolo, si gira un attimo distratto da un rumore proveniente da l ontano e quando si rigira verso il tavolo non trova più i 10 euro, Guarda le altre 2 persone sedeute allo stesso tavolo e nota che B ha le mani dietro la schiena.
P chiede a B "hai preso i miei soldi?"
B "no assolutamente no, guarda ho il ferrari parcheggiato la in doppia fila che bisogno avrei di rubbare 10 euro"
P "ho capito ma allora fammi vedere le mani"
B" che cosa vuoi vedere, tu non hai nessun diritto di dirmi cosa devo fare, delinquente, poveraccio, mal pensante"
P"non ce mica bisogno di offendere, fammi vedere le mani e ti chiedo scusa"
B"io non ho nulla da nascondere e non vedo perchè tu povero malato di mente, malpensante debba vedermi la mani"
P" ehi nano hai rotto il cazzo non sono mica tua sorella che mi offendi cosi"
B rivolto verso V" hai visto anche tu, mi ha offeso ed ora non ha nessun diritto di vedermi le mani"
V rivolgendosi a P" ha ragione il signore, non c'è bisogno di offendere"
P"a dire il vero mi ha offeso prima lui"
V"se vuoi parlare con me devi usare le parole adeguate, qui la persona seduta davanti a me non merita i tuoi insulti"
P" ok scusa, per caso hai visto se il signor B ha preso i miei soldi"
V" beh ho visto la sua mano muoversi ma non mi sento di acccusalo"
P" basterebbe che mi mostrasse le mani e tutto sarebbe chiaro"
V"si è vero ma cosa tu dimostreresti che non hai fiducia in lui, certo che pero signor B potresti mostrargli le mani di tua volontà"
B" ecco lo sapevo alla fine vi siete schierati tutti contro di me"
V" no no io voglio solo provare a dialogare per ritrovare i soldi che il signore ha smarrito

a questo punto si alza un signore da un tavolo vicino, per comodita lo chiameremo GOM e dice " io l'ho visto ha rubato i soldi dal tavolo"
B"eccone un'altro in questo locale sono tutti contro di me a partire dal barrista"
GOM "che cazzo stai dicendo se il locale è tuo e il barrista è un tuo dipendente"
B"c'è l'avete tutti con me"
V" no io no io non ti ho visto rubare, ed ero a pochi centrimeti da te"
B" meno male che almeno una brava persona esiste ancora"
V" però fagli vedere le mani a P"
B"tu sei come loro se non peggio con te non parlo più, e pure lei GOM SI i cazzi suoi non erano tuoi i soldi
GOM" si ma ti ho visto prenderli
V" si ma lei non è autorizzato a parlare, non fa parte del nostro tavolo"
P"mi faccia vedere le mani e facciamola finita"
B"lei mi deve credere sulla parola i soldi non li ho presi, ma le mani sono mie e non gliele faccio vedere"
V" basta con le accuse, ora è tempo di cercare i soldi del signorP"
GOM" si iniziate a cercare dalle mani di B"
B" lei è malato, pazzo stronzo, falso, io sono una persona importante e tutte le accuse che mi fate mi scivolano, mi basta pronunciare il mio nome per farvi capire che sono innocente"
P"ok, vuol dire che i soldi li ho persi"
GOM"ti dico che l'ho visto mentre li prendeva"
P"vuol dire che hai visto male"
B" mi avete rotto vado"

Il signor B si alzaguarda i suoi due compagni di tavola, aspetta che il signor P si giri, poi si infila la mano destra, quelli con dieci euro, nella tasca e va
Il signore V e il signore GOM però lo vedono
GOM " ti ho visto lascia i soldii"
B" lei non puo sapere se sono i miei o del signore, e poi con questo caro vita rubbare non è mica tanto grave"
GOM al signor V" ora l'ha visto pure lei"
V"si ma come facciamo a sapere di chi erano effettivamente i soldi"
B"io Vado"
V"anch'io vengo con te"
P"vado anch'io"
GOM" e i soldi che il signore ti ha rubato non dovrebbe restituirteli?"
P"rubato che parolone li avro lasciati a casa"

Ora rimane solo da capire se il signor V è complice del signor B o se il signor V è solo un grandissimo stronzo
postato da: whitemouse alle ore 23:52 | Link | commenti (1)
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martedì, 24 giugno 2008
PARLANDO D'ALTRO. UN PO DI CALCIO:

In questo blog non ho mai parlato di calcio, tranne in un post di secoli fa, ma li parlavo di Baggio e quindi non di semplice calcio ma di poesia. Ora però voglio scrivere qualcosa sulla Nazionale eliminata dagli Europei. Più precisamente voglio parlare di Roberto Donadoni. Premettendo che non è tra i miei allenatori preferiti, ritengo sia una stupidaggine cacciarlo. Si è scelto di puntare su di lui punto. Non si può cambiare solo perchè Di Natele e De Rossi hanno calciato male un calcio di rigore. Si mi si può obbiettare che abbiamo giocato male, che avevamo gia perso malamente contro l'Olanda ecc. ma il calcio è fatto di episodi. Se Toni non si buttava su quel pallone destinato a Grosso a questo punto il giocatore del Lione sarebbe di nuovo il nostro eroe come ai bei tempi di due anni fa, se il tiro di Camoranesi sarebbe entrato a quest'ora parlemmo della bravura di Donadoni nell'azzeccare i cambi. Per chiudere voglio ricordarvi che la Nazionale Campione del mondo in Germania prima ha pareggiato con gli Stati Uniti e poi è passata ai quarti battendo l'Australia all'ultimo minuto con un rigore dubbio. Ci vuole fortuna stavolta non abbiamo avuto. Donadoni non ne ha colpe. Semmai si dovrebbe dimettere Abete.
postato da: whitemouse alle ore 20:26 | Link | commenti
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